02. Monographs on Alexander, 2.02 Life, Alexander - Non Fiction Book, Reviews

Recensione: “Alessandro Magno” di Mario Attilio Levi (Rusconi Libri, 1994)

ENGLISH REVIEW: HERE.

Buongiorno a tutti, buona domenica e buon settembre, sono Elena e grazie di essere su Alessandro III di Macedonia- Alessandro Magno e Ellenismo. Ho iniziato a leggere libri e articoli con il fine di scrivere un libro su Alessandro Magno e con questa scusa sto leggendo di più su di lui e mi fa sempre piacere. Questa lettura è durata mesi ma perché all’inizio ho letto anche altro e poi perché leggere e prendere appunti richiede molto più tempo della lettura semplice.

Alessandro Magno

di Mario Attilio Levi

Rusconi Libri, 1994

ISBN: 978-8818700572, 444 pagg.

Alessandro Magno è giunto sino a noi in una tradizione molto manipolata e tendenziosa. Ha influito su questa immagine del Macedone la polemica del mondo culturale greco e soprattutto ateniese, che vedeva in lui un tiranno teso a realizzare le sue smisurate ambizioni a spese dei Greci. Il singolare destino di Alessandro Magno non può quindi essere valutato pienamente se non si sottrae il personaggio alla trasfigurazione che, a fini interessati di calcolo politico, era cominciata già mentre era vivo e si è accentuata nella tradizione storica.
Sulla base di un accurato studio delle fonti storiche, Mario Attilio Levi situa invece Alessandro nel suo mondo e nel suo tempo, rispetto alla Macedonia, alla Grecia, alla Persia e all’Egitto. Ha voluto cioè restituire al mitico tiranno ed eroe fondatore di imperi il suo vero volto umano, spogliato delle finzioni e delle mistificazioni arbitrarie di leggende e miti talvolta acriticamente accettati dalla moderna storiografia.
Più che un semplice saggio biografico, il volume offre il quadro articolato e complesso di un mondo in cui Alessandro Magno agisce con la sua genialità e la sua carica di spietata energia, ma anche con i rischi che accetta sino ai limiti della catastrofe; con la sua ambizione avida e senza scrupoli, con le difficoltà e le opposizioni che gli nascono dal suo stesso ambiente. In queste pagine il grande Re di Macedonia torna vivo e finalmente ben collocato nelle strutture suo tempo, libero da pregiudizi e da false tradizioni.

Mario Attilio Levi, nato a Torino nel 1902, è professore emerito nell’Università degli Studi di Milano e socio nazionale dell’Accademia dei Lincei. Dal 1967 è Direttore del Centro Studi e Documentazione sull’Italia Romana (Ce.S.D.I.R.) ora Centro Ricerche e Documentazione sull’Antichità Classica (Ce.R.D.A.C.) e presidente del Comitato internazionale per lo studio delle città antiche (Strasburgo) e della Società internazionale neroniana per lo studio delle monarchie antiche (Clermont-Ferrand). Ha conseguito il Premio Marzotto nel 1956 e numerosi altri premi letterari.
Ha scritto 42 volumi di storia greca, romana e del vicino Oriente, fra cui La Grecia antica (Torino, 1963), Roma antica (Torino, 1963) e, presso Rusconi Libri, Il senso della storia greca (1979), Pericle (1980) e Augusto e il suo tempo (1986).

Classificazione: 5 su 5.

Reading time: dal 2 aprile al 14 settembre 2024.

Indice:

PARTE PRIMA I tempi
I. La Macedonia 11
Nota 84
II. Il mondo ellenico del IV secolo sino ad Alessandro 87
Nota 133
III. L’antagonista persiano 135
Nota 171
PARTE SECONDA I fatti
IV. Inizio di potere 175
Nota 201
V. Il primo anno di campagna 205
Nota 240
VI. Il secondo anno di campagna 243
Nota 284
VII. Guerre in Fenicia e in Egitto 285
Nota 312
VIII. Guerra in Grecia e fine degli Achemenidi 317
Nota 352
IX. La via delle spezie 355
Nota 379
X. Il conflitto con i Macedoni e la fine 381
Nota 409

Nota bibliografica all’edizione 1994 413

Appendice: Nota del professor Antonio Pecile sulle caratteristiche tossicologiche dell’anidride arseniosa 415

Indice dei nomi di divinità e persone 421
Indice dei nomi geografici ed etnici 426
Indice delle cose notevoli 433


Recensione:

Questa lettura di Levi è ormai un testo che ha qualche ano sulle proprie spalle ma che resta importantissima per conoscere Alessandro Magno. Levi divide il testo in due parti, la prima in cui tratta il background delle società macedone, greca e persiana del tempo e nella seconda parla della vita e delle imprese di Alessandro.

Levi analizza fatti ed eventi in modo imparziale, però in alcuni punti non è cronologico perché per spiegare alcune cose torna indietro nel tempo. La sua esposizione non è la migliore nel raccontare lo svolgimento delle battaglie, anche a causa della mancanza di disegni o schemi non è chiarissimo nel farci seguire come si svolsero i combattimenti. Levi offre una trattazione non apologetica, scevra da sentimentalismi di Alessandro Magno e al tempo stesso racconta alcuni episodi più mitizzati, come il taglio del Nodo di Gordio, inserendoli nel contesto di propaganda e strumenti politici utilizzati da Alessandro. Il racconto dell’incendio del palazzo reale di Persepoli è esposto in maniera dettagliata e non fu un errore dato dall’ebrezza o dall’assenza di calcolo. La campagna indiana è qui descritta non come il desiderio di voler emulare Eracle o Dioniso ma seguendo precisi obiettivi economici e politici.

L’autore da molta importanza alle figure di Antipatro e Parmenione, offre un’ampia descrizione dell’ambiente Macedone e verso la fine della vita del Conquistatore analizza la sua posizione e il suo ruolo verso i Macedoni, Greci e Persiani perché ritiene che Alessandro sia stato avvelenato. Seguendo la trattazione di Levi è difficile non dargli ragione e pensare che sia morto di malattia, però testi più recenti (La piccola morte di Alessandro il Grande. La fine di un eroe tra storia e mito di Ernesto Damiani, Marsilio Editori, 2012) danno delle tesi più convincenti, a mio parere, sulla morte per malattia. Ad ulteriore sostegno della morte per avvelenamento c’è un’Appendice di Antonio Pecile sugli effetti dell’anidride arseniosa, potente veleno già noto al tempo che se somministrato a piccole dosi produce degli effetti che sembrano infettivi anziché tossici.

Ora ho capito perché M. A. Levi è tanto citato sebbene sia ormai un testo non più recente e risenta di essere scritto in un italiano non più contemporaneo (spesso l’autore non usa gli apostrofi e si crea un effetto di dissonanza durante la lettura), perché narra le imprese di Alessandro ma le contestualizza nel suo mondo, anzi nei suoi mondi, ovvero quello Macedone, Greco e Asiatico. Nel farlo evidenzia come a poco a poco le finalità del suo esercito e le sue erano cambiate e hanno generato conflitti interni che hanno portato all’avvelenamento del Conquistatore. La bibliografia dell’autore è inserita alla fine di ogni capitolo e a mio parere nel testo mancano i riferimenti bibliografici, per lo meno quelli degli autori antichi, che sono sempre utili.

Per concludere credo sia un vero peccato che l’editore, Rusconi Libri, non pubblichi da tempo una nuova edizione di questo testo perché sebbene datato resta una lettura importantissima su Alessandro Magno. La letteratura italiana sul Macedone non è altrettanto estesa come quella inglese e non c’è logica che questo libro sia disponibile soltanto nel circuito dell’usato e bibliotecario e che non venga ristampato.


Frasi belle:

Gli Argeadi sono una dinastia di comandanti, non di sovrani, che riconoscono e subiscono la sovranità di un’assemblea e invece sono anche disposti a scindere la loro persona e i loro mezzi dal solo comando della loro gente per assumerlo su un campo più esteso ed estraneo alla loro etnia e alle loro formazioni militari locali.

Su fatti della gravità della uccisione di un grande capo, dovuta certamente a fatti segreti che nessuno aveva motivo di divulgare, la ricerca storica deve essere molto riservata poiché è facile dare libertà alla fantasia e alle induzioni più o meno artificiose e suggestive. Seguendo modestamente la sola ricerca dei possibili motivi di una uccisione, è chiaro che non è credibile la versione di rancori lungamente covati da parte del materiale esecutore del fatto di sangue, ma che non si ravvisa neppure nessun motivo accettabile e ragionevole per attribuire la responsabilità di mandanti a Olimpiade e ad Alessandro. Invece sia i capi della Lincestide, che appartenevano a una comunità tribale affine ai Macedoni, sia Dario III, avevano motivi ben evidenti per attendersi (e avere avuto) grandi vantaggi dalla scomparsa di Filippo.

Con questa rete stradale il governo reale aveva potuto organizzarsi un sistema di scambi di ordini e di informazioni che consentiva di tenere sotto un relativo controllo anche le regioni più pacifiche dell’impero. Controllo relativo, tuttavia, in quanto aveva il suo limite nelle grandi distanze che, per quanto praticabili fossero strade e piste, rendevano lento lo scambio e quindi problematico il raggiungere un ribelle o far sentire in qualsiasi modo il peso dell’autorità.

In queste cose si esagera, ma non si inventa totalmente.

I rapporti con l’alta classe dominante macedone e le loro difficoltà potevano, in prospettiva, rendere difficile la situazione di Alessandro alla sua base nella madrepatria e in Grecia, aggiungendosi ai pericoli che si profilavano nella penisola ellenica per le iniziative concordate fra Agide e i comandanti persiani.

In realtà le nostre informazioni storiografiche sono troppo legate alla tendenza della apologia e della esaltazione di Alessandro perché si possa avere una precisa valutazione della entità dei pericoli che in quel momento lo minacciavano da parte greca e anche macedone, e di quali possibilità disponesse ancora la Persia nel conflitto: soprattutto nelle fonti romane vi è un tale conformismo ammirativo per Alessandro, che sembra non si debba neppure ammettere che avesse dovuto incontrare rischi e difficoltà e che nessun ostacolo avrebbe potuto opporsi alle sue indefettibili vittorie, espressione della volontà degli dèi.

Alessandro ereditava la stessa logica e le stesse esigenze, ma doveva fare i conti con l’assemblea macedone, con la nobiltà, con gli eteri, con i rancori per il massacro fatto da Spitamene.


Elena Ragazzoni, Recensione di LEVI, Mario Attilio, Alessandro Magno, Milano, Rusconi Libri, 1994, 444 pp. [ISBN: 978-8818700572], «Alessandro III di Macedonia», 15.09.2024, <https://alessandroiiidimacedonia.com/2024/09/15/recensione-alessandro-magno-di-mario-attilio-levi-rusconi-libri-1994/>.


3 pensieri su “Recensione: “Alessandro Magno” di Mario Attilio Levi (Rusconi Libri, 1994)”

  1. La nota del farmacologo Cesare Pecile è stata pubblicata in appendice alla monografia su «Alessandro Magno» di Mario Attilio Levi (1902 – 1998), sostenitore della teoria della congiura e dell’uccisione del re per avvelenamento. Nel suo scritto, Pecile avanzava l’ipotesi dell’avvelenamento da anidride arseniosa (As4 O6 ), un composto dell’arsenico che si forma per ossidazione del minerale all’aria. La possibilità dell’avvelenamento acuto da
    somministrazione di una singola dose è subito scartata dall’autore, poiché
    avrebbe generato reazioni mortali «quasi immediate (es. vomito,
    diarrea)». Infatti, in passato l’arsenico era usato come veleno, proprio perchè
    la sua sintomatologia somigliava a quella del colera, cioè una diarrea
    inarrestabile. Pecile, quindi, considera solo la possibilità di una
    somministrazione ripetuta di piccole dosi di composti arsenicali, che
    avrebbero determinato «la comparsa di una sindrome che simula una
    affezione ad andamento cronico…, sembrando conseguenza di una eziologia
    infettiva». Il che equivale ad ammettere che i sintomi presentati da
    Alessandro indicano una malattia infettiva. In ogni caso, Pecile continua
    dicendo che «dopo una sintomatologia varia di disturbi gastrointestinali di
    tipo capriccioso», Alessandro avrebbe dovuto presentare «una
    sintomatologia con vomito accompagnata da bruciori e crampi gastrici…Il
    malato avrebbe dovuto avere fenomeni diarroici ripetuti, a crisi, e per la
    rapida disidratazione avrebbe dovuto avere una sete imperiosa». Dopo una
    remissione dei sintomi «verso il secondo o terzo giorno…, dal quarto al
    quinto giorno la situazione ridiventa grave». Infine, la morte sarebbe occorsa per «sincope cardiaca» entro il sesto giorno a seguito dell’«abbondanza del vomito e della diarrea». In altri termini, Alessandro sarebbe morto per shock ipovolemico causato dalla disidratazione conseguente al vomito e alla diarrea, proprio come nel colera. Lascio ai lettori di giudicare la corrispondenza tra la descrizione fatta da Pecile del decorso clinico dell’ipotetico intossicato da anidride arseniosa e quella della malattia di Alessandro riportata delle fonti antiche. Spiace rilevare come i sintomi «vomito» e «diarrea» abbondantemente citati da Pecile siano totalmente assenti dalle descrizioni di tutti gli autori antichi (Plutarco, Arriano, Diodoro, Giustino), e viceversa come la parola «febbre» non compaia mai nella nota del farmacologo, per cui viene spontaneo chiedersi quali fonti abbia letto.

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