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Buongiorno a tutti sono Elena e grazie di stare leggendo Alessandro III di Macedonia! Oggi vi parlo della mia ultima, bellissima lettura:
Il demone della battaglia. Alessandro a Isso
di Gastone Breccia
Società editrice il Mulino, 2023
ISBN: 978-8815383303, 216 pp.

«Alessandro si rese conto che quella era un’occasione mandata dagli dèi per distruggere la potenza persiana in un singolo scontro»
Diodoro SiculoNovembre 333 a.C., Alessandro affronta a Isso la grande armata di Dario III. A contrapporsi sono il coraggio e l’ambizione del giovane re di Macedonia, alla testa dell’esercito forgiato dal padre Filippo, e la potenza di un impero. Dopo ore di lotta furiosa, coperto di sangue e di polvere, Alessandro smonta da cavallo ed entra nella tenda di Dario, abbandonata dal sovrano nemico in fuga. Il Macedone non soltanto ha inferto un colpo mortale alla Persia: ha combattuto con slancio irresistibile alla testa dei suoi uomini, dando forma a un mito che durerà nei secoli. La sera della battaglia il suo modo travolgente di conquistare la vittoria è già leggenda. Gastone Breccia ci restituisce uno dei personaggi che più hanno segnato la storia dell’Occidente nel suo giorno perfetto, quando riuscì a vivere in armonia con il «demone della battaglia» che sembrava possederlo e lo rendeva invincibile.
Gastone Breccia insegna Storia bizantina e Storia militare antica nell’Università di Pavia. Con il Mulino ha pubblicato: «Le guerre afgane» (2014), «1915: l’Italia va in trincea» (2015), «Guerra all’Isis. Diario dal fronte curdo» (2016), «Corea, la guerra dimenticata» (2019), «Missione fallita. La sconfitta dell’Occidente in Afghanistan» (2020), «Le guerre di Libia. Un secolo di conquiste e rivoluzioni» (con S. Marcuzzi, 2021) e «L’arte della guerriglia» (20222)
Indice
Premessa. Uno scontro di civiltà
I. Nebbia
- Verso la battaglia
- Le parole di Alessandro
- Cose che sappiamo di non sapere
II. Gli strumenti di Ares
- Filippo II e l’ascesa della Macedonia
- Oltre la guerra degli opliti
- Una macchina complessa
III. L’arte della guerra di Alessandro
- La tattica: armi combinate
- La strategia: mantenere l’iniziativa, accettare la battaglia
IV. In Asia
- Primo sangue
- Conquistare la terra per dominare il mare
- Il nodo di Gordio
V. Un giorno di novembre
- Un’occasione mandata dagli dèi
- Gli schieramenti
- In combattimento
- La crisi
- «Così combattevano, come divampa un incendio»
- I frutti della vittoria
Conclusione. Il punto di non ritorno
Bibliografia
Indice dei nomi

Reading time: dal 6 al 20 gennaio 2024.

Ci sono battaglie che possono essere vinte o perse soltanto in un giorno preciso: quando il coraggio, la fortuna, l’abilità strategica e la capacità di guidare un esercito, una folla o una protesta si allineano nella costellazione di una vita e di un’impresa.
Il giorno perfetto
Questa è la descrizione della collana di cui fa parte il libro e mi sembra perfetta per quanto avvenne ad Alessandro quel giorno di novembre nei pressi di Isso, lungo le sponde del Pinaro, perché la sua vita e la Storia cambiarono per sempre e Breccia ce lo racconta in questo bellissimo saggio.
Come tutti sanno, Alessandro ereditò il lavoro iniziato dal padre Filippo e Breccia nel secondo capitolo, Gli strumenti di Ares, parla nel dettaglio delle sue innovazioni e riforme e della battaglia di Cheronea. Viene così analizzata ogni parte dell’esercito, l’equipaggiamento, la funzione e i punti deboli e l’autore spiega anche il genio di Alessandro nell’introdurre a sua volta ulteriori modifiche. È affascinante il capitolo tre, L’arte della guerra di Alessandro, in cui viene analizzato come Alessandro conduceva le guerre, con la tecnica dell’incudine e del martello, e la sua abilità strategica, di ciò che fece alla morte del padre e del perché non si accontentò liberando soltanto l’Asia Minore. L’approccio di Alessandro fu scientifico, e bisogna lasciare da parte l’idea della seduzione romantica del suo sogno di raggiungere i confini del mondo conosciuto, Breccia inoltre non manca di criticare le azioni sbagliate del Condottiero e ne tratta anche il livello operazionale.
Non avevo mai letto altri libri del professor Breccia ma questo è stupendo. Con una narrazione enfatica, quasi da romanzo ma restando ancorato nella saggistica, l’autore descrive la prima parte della conquista di Alessandro, trattando una breve storia delle guerre contro la Persia alla battaglia del Granico che fungono come premessa storica. Breccia descrive i preparativi e lo svolgimento della battaglia di Isso con minuzia e lucidità, cala il lettore nello scontro, descrive cosa accadde nella pratica, nella vita vera, distingue le varie fasi, aiutandosi anche con mappe e ne evidenzia i retroscena, i preparativi, i sentimenti degli uomini e le conoscenze di cui dispose Alessandro. I punti cardinali sono il tempo e lo spazio, in cui si verificano gli eventi che l’autore usa come riferimenti per dare profondità e spessore alla battaglia. Il tutto basandosi sempre sulle fonti che analizza e critica quando presentano delle discrepanze tra loro.
Per ultimo parlo del titolo, ulteriore elemento perfetto di questo libro. Alessandro Magno fu come mosso da un demone interiore e lascio che sia Breccia a dirvi come declina questo demone perché non è da intendersi come un’entità che lo spinse ad essere in una guerra perpetua per tutta la sua breve vita, ma fu un genio, nell’arte del comando, della guerra, della tattica.
Al termine della lettura il mio unico desiderio è che Breccia torni a scrivere di Alessandro, che tratti anche la battaglia di Gaugamela e la campagna indiana perché so che questa è una lettura che ricorderò come tra le migliori di quest’anno e vorrei poter “completare” la vita di Alessandro vista dal punto di vista storico e critico del professor Breccia. Al piccolo prezzo di 16 € per l’edizione cartacea tutti gli appassionati di Alessandro Magno, a tutti i livelli di conoscenza, possono leggere un libro ben scritto e ben documentato.
Le frasi che vi riporto sotto sono bellissime e vi daranno un’assaggio di questa lettura imperdibile!
Frasi belle
Io scrivo di una battaglia che Alessandro, re di Macedonia, vinse quasi ventitré secoli fa, all’inizio di novembre del IV anno della 111a Olimpiade, ovvero 333 anni prima della nascita di Cristo. Anche se possiamo contare su alcune fonti letterarie di notevole valore, e persino su un’eccezionale immagine antica del momento decisivo dello scontro, la nebbia in cui sono avvolte la violenza, la tragedia e la gloria di quelle ore non è destinata a dissiparsi del tutto. È al tempo stesso il limite e il fascino della ricerca storica applicata a un evento così lontano, ma capace di cambiare il destino di una parte del mondo e delle civiltà che lo abitavano.
Se è sempre facile far rimarcare le manchevolezze degli storici contemporanei di Alessandro, dovremmo comunque ricordare che nessun greco prima di loro aveva mai tentato di registrare le imprese di un re vivente in modo accurato, senza un intento moralizzatore o senza scrivere un vero e proprio panegirico; e che non c’era mai stato un re capace di compiere imprese grandi come quelle di Alessandro.
Robin Lane Fox, Alessandro Magno
Nuove tattiche e nuove armi si erano diffuse nel mondo ellenico già prima della nascita di Filippo, dunque: ma fu lui che ebbe il merito di trasformarle in un sistema capace di rivoluzionare l’arte della guerra. […] È esistita una lunga «età degli opliti», di cui i Greci non hanno mai smesso di andare fieri, caratterizzata dal predominio assoluto della fanteria pesante e dalla brutale semplicità del suo impiego tattico; quindi, nel volgere di pochi anni, si è imposto un nuovo modo di combattere, basato sull’integrazione di armi e reparti diversi e sulla loro capacità di manovrare, che ha permesso prima a Filippo II di imporre l’egemonia macedone sull’intera Grecia, poi a suo figlio di conquistare un impero.
Alessandro mise in pratica lo schema tattico dell’«incudine e martello» in tutte e tre le principali battaglie che gli valsero la conquista dell’impero persiano: in modo improvvisato e imperfetto sul Granico (334 a.C.), con estrema precisione e devastante efficacia a Isso (333 a.C.) e Gaugamela (331 a.C.), dove sapeva di avere di fronte nuovamente Dario III, ma non si preoccupò di cambiare il disegno della manovra che lo avrebbe portato alla vittoria, come se fosse certo che il Gran Re e i suoi comandanti non avrebbero trovato comunque misure adatte a contrastarla. […] Spazio e tempo, entrambi in rapporto con l’azione di comando e controllo: Alessandro sapeva valutare con estrema lucidità, senza commettere errori, il complesso gioco dei tre elementi cruciali dello scontro che stava per affrontare, e di conseguenza i rischi che poteva assumersi per concluderlo vittoriosamente secondo i piani.
Al momento di lasciare l’Europa, aveva già intenzione di distruggere la potenza militare persiana, sia terrestre sia navale, ma non aveva ancora pienamente realizzato le implicazioni politiche di una simile impresa.
Arther Ferrill, The Origins of War. From the Stone Age to Alexander the Great
Senza mostrare alcuna preoccupazione, e senza curarsi degli evidenti svantaggi del terreno, Alessandro accettò sempre lo scontro dove e come volevano gli avversari. Perché? La sola risposta possibile è la sua completa fiducia nell’efficienza bellica dei Macedoni. L’importante era combattere: la fortuna, e la vittoria, lo avrebbero accompagnato.
Sono due re impegnati nel cuore della mischia; ma sono anche un uomo spaventato che non sa come arginare la furia del giovane e implacabile nemico, posseduto dal demone della battaglia.
La guerra di Troia non era soltanto il tesoro culturale più prezioso della sua giovinezza, ma l’inizio di una storia dal respiro possente, di uno scontro tra Europa e Asia che lui avrebbe portato a compimento.
«Così combattevano, come divampa un incendio»
Omero, Iliade 18.1
La determinazione, la furia, la disperata volontà di sopravvivenza degli uomini coinvolti nella lotta spesso la estendono nello spazio e la prolungano nel tempo oltre le intenzioni dei loro comandanti, o i vantaggi tattici che se ne possono ricavare.
Alessandro in quel momento non era più il comandante di un esercito vittorioso, l’egemone della Lega panellenica, il conquistatore dell’Asia: era un uomo rimasto solo col demone che lo accompagnava fin dall’adolescenza e adesso lo possedeva, lo spingeva ad abbracciare il combattimento come espressione estrema della sua cultura, accompagnato dalle ombre degli eroi con i quali era cresciuto.
Ma l’immagine del re che carica il nemico alla testa dei suoi eteri, la lancia stretta nella destra, senza elmo né scudo, e colpisce a morte uno dei cavalieri persiani schierati a difesa del carro di Dario, è la più potente ed emblematica che sia giunta fino a noi dell’intera epopea di Alessandro.
Sia per gli Egiziani che per i Persiani, come per molti altri popoli, la figura di Alessandro si separò via via dalla storia greca e macedone per entrare a far parte di nuove mitologie nazionali.
Sulochana R. Asirvatham, Perspectives on the Macedonians from Greece, Rome and Beyond, in A Companion to Ancient Macedonia
Forse gli emuli come gli storici non sono riusciti a “trovare” Alessandro perché hanno cercato un Alessandro “interiore”, “essenziale”, “vero”, che non esiste.
John Keegan, The Mask of Command
Anche se «Alessandro il Sognatore» descritto da Tarn non è mai esistito, un’immagine di «Alessandro il Sognatore» si impose già prima della sua morte, o subito dopo. E fu questa immagine, non l’uomo reale, che diede origine all’idea dell’unità del genere umano.
C.G. Thomas, Alexander the Great and the Unity of Mankind
Sarebbe vano tentare di individuare il momento culminante di un’avventura durata oltre un decennio, straordinariamente complessa e senza paragone negli annali delle guerre. Ma in un pomeriggio di novembre, nella pianura attraversata da un piccolo fiume della Cilicia, Alessandro seppe con certezza che il proposito di sottomettere l’Asia si sarebbe realizzato: fu il suo giorno perfetto, quando la gloria conquistata sul campo di battaglia era ancora limpida e tutti i «compagni» erano fedeli; quando poteva mostrare magnanimità verso gli sconfitti, confidando di essere compreso da amici e nemici, e nell’intimo misurare le azioni compiute con quelle degli eroi della sua fanciullezza. Alessandro, in un breve giorno d’autunno, fu soldato valoroso, comandante ispirato e sovrano capace di scuotere un impero: molto più di quanto un uomo possa chiedere al destino.
Grazie e buona giornata,




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