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Buongiorno a tutti sono Elena e grazie di essere su Alessandro III di Macedonia- la tua risorsa su Alessandro Magno e l’Ellenismo! Ancora ricordo l’euforia che provai mentre scrivevo, poco più di due anni fa, l’articolo Notizia bomba! A fine mese uscirà la trilogia di Mary Renault in italiano! perché finalmente stava per uscire una trilogia che desideravo leggere da molto, che dai più è considerata come la più bella dedicata al mio amato Alessandro e non riuscivo a capire perché gli editori italiani non l’avessero ancora pubblicata. Non riuscivo a credere che stava per uscire in italiano la trilogia su Alessandro Magno di Mary Renault! Ma due anni fa, è stata pubblicata dalla Mondadori, la quale ha in seguito pubblicato altri libri dell’autrice ma ancora ne mancano alcuni, vedi The Nature of Alexander che ho già letto e mi era piaciuto moltissimo! Parliamo di questo straordinario romanzo e adesso ho capito perché!
Fuoco dal cielo
(Alexander the Great #1)
di Mary Renault
Mondadori, 2023
Titolo originale: Fire From Heaven – Traduzione di Maria Grazia Bosetti – Con uno scritto di Daniel Mendelsohn

Bellezza, forza, audacia li ebbe in dono dagli dei. Tutto ciò che gli serviva per divenire il sovrano più potente del mondo conosciuto, Alessandro lo avrebbe imparato fin dalla più tenera età. L’odio e le lotte tra i genitori per conquistare la sua lealtà gli insegnarono a usare le armi della politica: lusinghe, tradimenti e vendetta. L’amore del giovane Efestione gli mostrò quanto siano preziose la fiducia e la dedizione. Aristotele gli accese la mente di una curiosità inesauribile. La lettura dell’Iliade alimentò le sue ambizioni e i suoi sogni di gloria.
Mary Renault (pseudonimo di Eileen Mary Challen, Londra 1905 – Città del Capo 1983) studiò antichità a Oxford, sotto la guida di J.R.R. Tolkien, per poi dedicarsi alla professione di infermiera. Dopo aver pubblicato i primi romanzi, storie d’amore di ambientazione contemporanea, nel 1948 si trasferì in Sudafrica per sfuggire all’omofobico mondo britannico. A partire dagli anni Cinquanta pubblicò otto romanzi di grande successo nello scenario dell’antica Grecia; ad Alessandro Magno ha dedicato, oltre alla trilogia composta da Fuoco dal cielo, Il ragazzo persiano e Giochi funerari, anche un saggio biografico.
Il resto lo fece il destino: a dodici anni uccise il primo uomo in battaglia, a sedici era capace di trascinare un esercito. A venti, quando il padre morì vittima di una congiura, Alessandro era ormai pronto a diventare “il Grande”.
Combinando con maestria precisione storica, densità letteraria, finezza introspettiva e dimensione epica, Mary Renault ripercorre in questo romanzo l’infanzia e la giovinezza di Alessandro Magno, il re che, inseguendo il suo sogno di bambino, riuscì a emulare Eracle e Achille.

Reading time: dal 31 dicembre 2024 al 12 gennaio 2025.

Bellezza, forza, audacia li ebbe in dono dagli dei.
Alessandro Magno è stato la mia prima cotta seria.Era come se, in un romanzo su persone di un altro luogo e un altro tempo, avessi trovato un’immagine di me stesso.
Queste due frasi, una dalla trama del libro e l’altra tratta dallo scritto di Mendelsohn, mi affascinano, sono una calamita per me
Finalmente riesco a leggere questa trilogia tanto attesa di un’autrice di cui tutti parlano bene ed ero curiosa di scoprire cosa ne avrei pensato anch’io. Avevo iniziato a leggere Fuoco dal cielo non appena uscito, ma lo stavo trovando pesante e, capito che non era il momento giusto di leggerlo, l’ho messo da parte. Nelle ultime feste natalizie l’ho ripreso e iniziato di nuovo e sono rimasta letteralmente incantata da Fuoco dal cielo. Il primo giorno di lettura ho letto più di cento pagine, che dimostra quanto mi abbia preso e mi sia piaciuto fin da subito!
Un capolavoro, ora ho capito perché. E sono solo al primo libro della trilogia!
Fin dalle prime pagine traspare la profonda conoscenza e passione della Renault del periodo storico e degli usi e costumi della Grecia del tempo ed è un’abile narratrice. È stato bellissimo leggere del piccolo Alessandro e l’ho seguito durante la sua crescita: siamo abituati a vederlo come il giovane conquistatore e carismatico guerriero, però Mary inizia col mostrarci il bambino che corre e gioca tra le sale e i corridoi del palazzo reale di Pella, di come si prende gioco delle guardie eludendone la sorveglianza. In Fuoco dal cielo conosciamo anche l’Alessandro insieme a Filippo e Olimpiade: è stato bello vedere come il giovanissimo ragazzo tiene testa alla madre e si relaziona col padre, in un misto tra reverenza verso il re e il volere semplicemente avere a che fare con suo papà. Il piccolo Alessandro cresce e si allena sotto i vari insegnanti e piano piano conosciamo anche gli amici, tra cui il fratellastro Tolomeo e uno su tutti Efestione con cui fin da subito ha un legame particolare, come se fossero la metà di una stessa anima e le scene tra i due perfette e viene messo in mostra come nasce e cresce il loro rapporto, non senza litigi e incomprensioni che presto si appianano.
La Renault ha inserito scene di vita quotidiana e ha creato episodi perfetti per Alessandro, magari sono avvenuti per davvero o forse sono solo il frutto dell’immaginazione dell’autrice, però sono talmente realistici e ben descritti che non ha importanza saperlo o scoprirlo.
Anche i personaggi secondari sono ben descritti, sono persone a tutto tondo: mi è piaciuto l’incontro tra Tolomeo e Taide, le dinamiche matrimoniali tra Filippo e Olimpiade. Ho apprezzato molto la descrizione dei fatti durante il matrimonio tra Filippo ed Euridice, perché Renault ne parla puntando sulle emozioni e non sull’ebbrezza delle persone. Bellissime anche le scene di Alessandro al centro del suo mistero, delle emozioni soltanto sue che egli prova dopo la guerra, quasi come se bramasse quell’ebrezza, di cui invece Efestione ha paura.
Di Fuoco dal cielo mi è piaciuto tutto, non ho trovato un difetto nel libro, ma un paio nell’edizione italiana: quanti come me avevano già Il ragazzo persiano nell’edizione Longanesi e l’hanno ricomprato per avere tutta la trilogia nella stessa edizione? Beh, io l’ho ricomprato e ho preso i tre volumi tutti insieme (in realtà mi sono stati regalati da mio papà perché sapeva che tenevo molto ad averli) e sono contenta che la Mondadori l’abbia pubblicata direttamente in economica, però le pagine sono sottili e se avessero utilizzato un carattere un pochino più grande sarebbe stato meglio. Holly Ovenden è la graphic designer delle tre cover italiane e sono bellissime, le adoro anche nei colori ma… le statue stilizzate non sono di Alessandro Magno. Perché? Perché non fare esattamente lo stesso bellissimo lavoro utilizzando le innumerevoli statue e/o opere sul Macedone? Non lo capisco. Molto bello, invece, è il saggio finale firmato da Daniel Mendelsohn!
Fuoco dal cielo è un libro che tutti gli appassionati di Alessandro Magno dovrebbero leggere: magari non piacerà a tutti, ma dovrebbe essere una lettura obbligata. Vi lascio le frasi che ho sottolineato e non vedo l’ora di leggere Il ragazzo persiano!

Bastava concentrarsi sul proprio obiettivo e l’occasione si sarebbe presentata.
Si diceva che quando un re macedone veniva sepolto lontano da Aigai la stirpe terminava.
I ricordi erano traditori e, ogni volta che li evocava, parlavano con un timbro diverso.
Piangeva facilmente ascoltando i vecchi canti di guerra, accompagnati dalla cadenza discendente di un flauto, in cui i compagni d’armi morivano insieme. Aveva pianto mezza giornata quando il suo cane si era ammalato ed era morto. Sapeva già cosa significava piangere per i caduti: per Agide aveva versato tutte le sue lacrime. Ma se avesse pianto per le proprie ferite, Eracle l’avrebbe abbandonato. Questo rientrava da tempo nel loro accordo segreto.
Se si fosse rivolto a lui come Fenice ad Achille, avrebbe fatto ciò che gli chiedeva: avrebbe condotto i greci in battaglia e scelto il primo destino, senza tornare mai più nella sua amata patria, senza mai invecchiare.
«Non dissuadere mai i tuoi nemici dal perdere tempo.»
«Tu conduci, non segui.»
“L’immortalità dell’uomo non è vivere per sempre, perché tale desiderio nasce dalla paura. Ogni attimo libero dalla paura rende un uomo immortale.”
«Quando si tratta di cavalli,» rispose Alessandro «non si conosce mai troppo di Senofonte.»
“Non esiste lezione migliore” pensò Filippo “di quella che un uomo impara a proprie spese.”
«Non puoi chiedere ai tuoi uomini di sopportare certe cose se tu stesso non sei in grado di farlo.»
«Non prendertela. È normale dubitare delle grandi fortune».
«Comincerò con quest’uomo nel modo in cui ho intenzione di proseguire.»
«Che ne sarà di noi, ragazzi,» disse Alessandro con una risata «se non ci lascerà nulla da fare?»
«Eraclito dice: “Il miglior corrotto è il peggiore”.»
«Un uomo muore restando fedele al proprio orgoglio.»
«Bisogna imparare a fare a meno di tutto il possibile, ma per me sarebbe molto dura fare a meno di te.»
«Non amerò mai qualcuno di cui mi vergogno, di questo sono certo.»
Era lì, calmo e luminoso al centro del suo mistero, la libertà divina di uccidere la paura. E la paura giaceva morta ai suoi piedi.
«I doni degli dei sono impossibili da eguagliare, si può solo cercare di comprenderli. Ma è meglio non avere debiti con gli uomini.»
Il ragazzo conosceva i propri limiti, per quanto ansioso di forzarli.
«Il prezzo di una buona bugia è quello di essere credibile.»
Nel dolore, più che nella gioia, l’uomo desidera sapere che l’universo gira attorno a lui.
«Che importanza hanno le origini di un uomo? Conta ciò che è.»
«È come le più grandi, le più celebri; è come Laide, Rodopi o Teodote, di cui si narrava in quei giorni lontani. Loro non vivono per l’amore, vivono di esso. Dammi retta, l’ho visto; loro sono il sangue stesso del suo corpo, tutti quegli uomini che, come lui sa bene, si getterebbero nel fuoco per seguirlo. Se un giorno smetteranno di farlo, si sentirà come una grande etera che mette via lo specchio dopo che i suoi amanti hanno abbandonato la sua porta. Comincerà a morire.»
«Con il tempo,» disse Alessandro un attimo dopo «persino una volpe dà fondo a tutti i suoi stratagemmi. E la volta successiva finisce nella rete.»
Non bisognava parlare agli uomini mentre stavano risalendo dalle tenebre, per non rischiare di farli sprofondare di nuovo e per sempre. Era cosa nota.
«La fama rende più dolce la vendetta.»
L’ostinata trascuratezza della propria malattia appare, consciamente o no, autodistruttiva.
Una di queste copie era una versione di Fuoco dal cielo in brossura rigida della Eagle Books, infilata in una libreria della nostra stanza dei giochi al piano inferiore, accanto alla poltrona reclinabile in pelle nera. Lo lessi a dodici anni e mi appassionò. Alessandro Magno è stato la mia prima cotta seria.
Daniel Mendelsohn, «The American Boy»
“Di’ che mi ami di più” sogna Bagoa ne Il ragazzo persiano; «Ti amo. Significhi più di ogni altra cosa per me» esclama Efestione in Fuoco dal cielo; «Sono il vostro preferito?» domanda Alessandro a sua madre nella scena iniziale di quest’ultimo romanzo.
Daniel Mendelsohn, «The American Boy»
In una lettera a un’amica, Renault ricordava di aver ammirato la testa di una statua del conquistatore macedone, e che questa le aveva comunicato «un senso quasi fisico della presenza di Alessandro, come un sole ardente appena sotto l’orizzonte, che non ha ancora spento le stelle eppure già le fa impallidire… Il suo volto mi ha perseguitato per anni».
Daniel Mendelsohn, «The American Boy»
«Non importa cosa sei, ma ciò che ne fai».
Daniel Mendelsohn, «The American Boy»
C’è un solo modo per imparare a scrivere, ed è leggendo. Non leggere per dovere, ma prova tutta la roba buona, assaggiala, e poi divora ciò che ti stimola e arricchisce. Questo si riverserà nel tuo lavoro, che all’inizio potrà risultare derivativo, ma non importa. Il tuo stile si svilupperà in seguito.
Daniel Mendelsohn, «The American Boy»
«Se i personaggi hanno preso vita» scrisse in un’occasione, «si deve già sapere come faranno l’amore; altrimenti non importa. Le descrizioni fisiche centimetro per centimetro sono il ketchup della cucina letteraria, richiesto solo da un piatto insipido o da un commensale senza gusto.»
Daniel Mendelsohn, «The American Boy»
Avevo già trovato la Mary Renault di cui avevo bisogno, anni prima. Ripensai ai libri ingialliti sul mio scaffale; pensai anche alle relazioni che non avevano mai funzionato del tutto, scartate da un fantasma uscito da un romanzo. Lei mi aveva mostrato un’immagine di ciò che ero, quando avevo avuto bisogno di contemplarla, e mi aveva donato un mito che giustificava le mie paure e i miei limiti. Gli scrittori che assorbiamo quando siamo giovani ci legano a loro, talvolta con leggerezza, talvolta col ferro. Col tempo, i legami cedono, ma a osservare estremamente da vicino ogni tanto capita di scorgere il solco pallido di una cicatrice sbiadita, o il rosso gessoso rivelatore di una vecchia ruggine.
Daniel Mendelsohn, «The American Boy»




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