Buongiorno a tutti sono Elena e vi ringrazio di essere su Alessandro III di Macedonia- Alessandro Magno & Ellenismo. Da sempre ho l’abitudine di raccogliere massime e frasi belle in generale e non potrei fare altrimenti con Alessandro Magno!
Un’amica commentò la trama che vi riporto qui sotto del libro di Anthony Everitt Alessandro Magno. La vita e la misteriosa morte di un conquistatore che in quell’occasione ne annunciai la prossima pubblicazione e che poi recensii QUI (and HERE in English).
L’incredibile ascesa e la misteriosa morte del più grande conquistatore del mondo antico ricostruita da un famoso biografo in un magistrale ritratto.
In questo libro Anthony Everitt esamina la vita di Alessandro in tutte le sue contraddizioni. Incontriamo il principe macedone con una naturale tendenza alla curiosità e un forte interesse per le scienze e le esplorazioni, così come l’uomo amante delle arti che considerava la grande epica dell’Iliade omerica come una Bibbia.
La sua ascesa però ebbe anche un lato oscuro. Da conquistatore invincibile, che nel corso della sua breve vita aveva costruito il più grande impero della storia fino a quel momento, Alessandro glorificava la guerra ed erano noti i suoi atti di crudeltà.
Mentre prosegue il dibattito sul significato della sua vita, la morte di Alessandro rimane un mistero: morì per cause naturali – ucciso da una febbre – o fu assassinato dai suoi ufficiali, ribellatisi al suo comportamento tirannico? Una spiegazione della sua morte si può trovare soltanto in ciò che sappiamo della sua vita ed Everitt prova a risolvere l’enigma proponendo una fine per la storia di Alessandro, sfuggita a molti per lungo tempo.
Marbet espresse questo suo pensiero che vi riporto per intero qui sotto, e ho voluto proporvelo perché con un linguaggio immediato fa un’analisi molto efficace e lucida di Alessandro Magno, di chi fu e di come viene visto e letto oggi, che convidido completamente.
Il libro sembra interessante. Però non riesco a fare a meno di pensare una cosa in questo frangente – che non aggiunge né toglie nulla al mio potenziale interesse.
“La vita di Alessandro in tutte le sue contraddizioni”…😉 Contraddizioni per chi?! Per lui o per noi?!
Il “bello” è che leggiamo sempre delle supposte contraddizioni umane, psicologiche e ideali di Alessandro in termini di etica e valori moderni, senza tenere conto del fatto che lui era nato e viveva nel IV secolo a.C ed era un re guerriero, destinato a rivestire tale ruolo sin dall’infanzia.
Un re guerriero doveva tutelare il proprio popolo e ne accresceva la potenza con la guerra, imparando a farla bene, se e quando serviva, in modo chirurgico, eliminando prontamente chi avrebbe potuto costituire o rivelarsi una minaccia per la sua sicurezza, quella della sua terra e dei suoi interessi e quanto più si rivelava bravo nel fare la guerra tanto più risultava tale anche nel tutelare il proprio popolo e, eventualmente, nell’accrescerne il potere, il territorio e gli influssi.
Questa, molto probabilmente, era la coerenza per Alessandro: rivestire più di ogni altro e meglio di ogni altro il ruolo che riteneva di essere stato chiamato a incarnare dal destino nel teatro del mondo.
Il ruolo del guerriero e del re perfetto, possibilmente del conquistatore.
Noi siamo, almeno a livello ideale, democratici e pacifisti, per noi solo la pace, solo sapere costruire e voler mantenere, ad ogni costo e sopra ad ogni altra cosa, la pace per tutti può essere considerato principio ideale coerente con desideri che delineino valori positivi e nobiltà d’animo.
Essere costruttori di pace è virtù nella nostra etica. Non sempre e non necessariamente lo fu nella nella sua. O, meglio, la sua idea di futura pace e prosperità poteva passare anche attraverso un lungo presente di guerre e campagne militari, senza disturbare la coerenza.
Essere un grande re significava rispondere adeguatamente al destino e tutto il resto era contraddizione.
Noi contemporanei siamo i figli di generazioni uscite da due conflitti bellici globali, dalla shoah e dalle bombe atomiche, abbiamo compreso il potere di distruzione di massa di apparati militari e ideologie.
Ai tempi di Alessandro tutto ciò non era neppure immaginabile e un buon re guerriero doveva saper garantire periodi di pace e prosperità al proprio popolo, evitando che venisse invaso o saccheggiato, ma doveva anche saperlo condurre bene in guerra, se questo era utile a difenderlo o a conquistare per esso nuove terre e nuove risorse e ricchezze.
Che altro era il sovrano dei Macedoni se non colui che, per linea di sangue e acclamazione dell’assemblea dei nobili in armi, si vedeva riconosciuto il diritto ed il dovere di comandare l’esercito di un popolo retto da clan nobiliari guerrieri?!
Che altro avrebbe mai potuto essere coerente con tutto questo per Alessandro se non diventare il guerriero ed il condottiero perfetti?! Esiste un condottiero che non combatta e conquisti, ed esistono guerre giuste, coerenti e senza sangue e morte?!
Da questo punto di vista esistono pochi personaggi storici con la virtù (l’antica aretè) e la fortuna di essere stati così coerenti come Alessandro Magno. Anzi forse non ne esiste nessuno ed è questa la ragione per cui lui nei secoli è divento un mito assoluto.
Nessuno come lui ha incarnato così bene un ruolo, ha preso sulle proprie spalle modelli venuti da un passato anche remoto e li ha proiettati davanti a sé per immaginare nel futuro un nuovo mondo. Questo è il genio strategico puro, questo prima ancora che la capacità d’intuire che mosse tattiche operare per vincere questa o quella battaglia, per conquistare questo o quel territorio.
E questa coerenza del ruolo conteneva già allora e ha sempre contenuto in sé tutte le contraddizioni dell’umana natura, che può dispiegare il proprio genio tanto per avvantaggiarsi e costruire un mondo nuovo, migliore, più grande e più aperto di quello vecchio, quanto per eliminare ed affogare nel sangue i propri avversari, con tutto il coacervo di ideali, modelli, sentimenti e riflessi psicologici nobili e ferini che questo comporta.
Questo è il nobile Achille, questo è l’insuperabile Eracle, questi sono il grande dio Dioniso ed il Gran Re Ciro II di Persia o l’intrepida Semiramide, i modelli di Alessandro, diventato Megalexandros proprio perché da uomo si è misurato con i titani del mito e della storia e ha saputo eguagliarli o superarli. Nessuno di questi personaggi era stato coerente, loro erano grandi, grandi e controversi, nobili e tremendi, tolleranti e furiosi, capaci di abbattere e portare ordine, indomiti e fragili, erano pura energia di cambiamento, parte della forza del divino incanalata nell’umano o umano guidato dal divino per agire nella storia. Non erano bene o male. Questa era la loro immagine presso gli antichi e questo era Alessandro. Distruttore e costruttore, colui che ha rivoluzionato il vecchio mondo e ha aperto la via a quello nuovo: rottura e continuità. In questo senso le sue eventuali contraddizioni hanno rappresentato l’inevitabile accidente umano in un processo che va oltre l’individuo diventato icona e mito. Non a caso un’icona flessibile ed un mito dalle molte dimensioni.
È questo il senso stesso del nome “Alèxadros”, cioè colui che è capace di “alexein”, di allontanare, respingere (i pericoli, i nemici etc) e quindi di assistere, “proteggere” + “andròs”, forma flessiva di “anèr” cioè “uomo”, inteso come maschio adulto, diversamente da “anthropos” che è l’uomo in quanto essere umano. Aner è il maschio adulto, ma anche semplicemente l’individuo, soldato, cittadino etc. Quindi è possibile tradurre il suo nome sia in modo soggettivo e che oggettivo: “l’uomo che difende” o “colui che difende l’uomo”. Non so quali siano le ipotesi più valide. Ma è evidente che essere Alessandro significava letteralmente saper difendere la propria compagine sociale e militare, proteggerla grazie alla tutela della propria forza in grado di respingere nemici e pericoli o di conquistare nuovi mondi.
È un nome da re guerriero. Lo era ai tempi dell’Alaksandu di Wilusa che intratteneva corrispondenza col re ittita, e lo era già sotto le mura di Troia, dove però Paride Alessandro non rese adeguato onore al nome che portava, non fu affatto coerente.
Nella nostra visione del mondo l’amante delle lettere, del teatro e della filosofia, l’appassionato e curioso esploratore, il giovane musicista pronto ad inebriarsi di tutto ciò che fosse musica, canto, danza, bellezza dei corpi, della natura e dell’arte, il re nobile d’animo che riteneva l’amicizia, la philia, il valore supremo per cui vivere non può anche essere coerentemente innamorato della gloria, desideroso di conquistarla con le armi. Ai tempi di Alessandro tutto ciò era invece tremendamente coerente!
Comunque, a mio parere, una cosa è certa. Finché continueremo a paragonare un personaggio storico ai nostri valori significherà che quel personaggio e la sua storia non avranno smesso di sembrarci attuali e/o di interrogare il presente, di risvegliare i nostri interessi e le nostre coscienze. E anche questa è grandezza capace di attraversare i secoli.
Commento di Marbet Rossi su Facebook, Mercoledì 24 febbraio 2021 alle ore 15:54
Buon Lunedì di Pasquetta a tutti,



